Ecografia del terzo trimestre

Scritto il 19 febbraio 2016 nella Categoria Open Day

Viene eseguita solitamente fra 30 e 34 settimane di età gestazionale.
L’importanza di questa ecografia risiede in primo luogo nella biometria fetale. Come già detto in precedenza, le misure dei fondamentali parametri (diametro biparietale, circonferenza cranica, circonferenza addominale, femore) vengono messe a confronto con quelle rilevate nel II trimestre al fine di escludere una patologia dell’accrescimento fetale, sia nel senso di un ritardo (iposviluppo) sia nel senso di un eccesso (macrosomia).
L’eventuale riscontro di una patologia dell’accrescimento richiede la rivalutazione ecografica seriata con velocimetria Doppler (vedi oltre) associata, nei casi più impegnativi, all’approfondimento clinico e strumentale (monitoraggio del battito cardiaco fetale) in ambiente ospedaliero.

Collateralmente alla biometria fetale, nell’ecografia del terzo trimestre non bisogna perdere di vista, ancora una volta, la morfologia fetale. Vi sono infatti anomalie fetali che compaiono per la prima volta in questo periodo: sono molte volte già presenti da tempo ma si manifestano in modo sufficientemente diagnosticabile soltanto nel terzo trimestre.

Ecco dimostrato, come vi ho detto più sopra nella Premessa, perché è scorretto chiamare l’ecografia ostetrica del secondo trimestre “ecografia morfologica”: perché tutte le ecografie ostetriche (in ogni trimestre) dovrebbero prevedere l’esame della morfologia fetale. Ogni ecografia ostetrica deve essere anche un’ecografia morfologica: diffidate di ogni imitazione.

Velocimetria Doppler

E’ una metodica non di routine (ma da riservare ai casi a rischio) che permette di valutare le qualità di flusso ematico nei vasi sanguigni. Il vaso da studiare viene “campionato” da un fascio ultrasonico che viene rielaborato graficamente sul monitor in forma d’onda che rappresenta la velocità del sangue nel tempo nel punto vascolare studiato.
Applicando tale metodica ai vasi fetali, ai vasi del cordone ombelicale e alle arterie uterine materne è possibile rendersi conto se ad un difetto di accrescimento fetale si associ una compromissione dell’emodinamica (e quindi dell’ossigenazione) a causa di aumentate resistenze al flusso ematico verso il feto.

Nella metà sinistra della foto sopra si osserva un box tratteggiato all’interno del quale vi è un cursore (posto su una linea verticale a punti distanziati): tale cursore è posizionato su un tratto di cordone ombelicale, cioè sta “campionando” i vasi ombelicali. Nella metà destra della foto si osservano le forme d’onda risultanti da tale campionamento: sopra la linea di base si osserva un flusso continuo (senza picchi d’onda) che corrisponde al segnale della vena ombelicale (nelle vene non esiste polso); sotto la linea di base si osservano i tipici picchi d’onda sistolici delle arterie ombelicali in una situazione emodinamica normale. In questo caso si osservano entrambi i segnali (venoso e arterioso), poiché evidentemente il cursore sta campionando a cavallo di entrambi i tipi di vaso che decorrono ravvicinati.

Nelle foto successive, si osserverà invece il solo segnale arterioso, che comunque è quello che ha valore diagnostico nei casi a rischio.

L’altra differenza rispetto alla prima foto è l’impiego del colore. Nulla cambia per quanto riguarda le forme d’onda, mentre si può notare come il cordone ombelicale sotto il cursore sia colorato in rosso-blu alternati fra loro. Il colore non è altro che la rappresentazione grafica del sangue che scorre nei vasi ombelicali: due colori, poiché si tratta dei flussi arterioso e venoso che vanno in direzioni opposte; alternati, in quanto ciò riflette il tipico intreccio a spirale dei vasi ombelicali.
In sostanza, l’impiego del colore (non essenziale per eseguire uno di questi esami) consente più che altro di riconoscere i vasi da campionare più rapidamente e con maggiore precisione topografica.


Infine, è possibile effettuare delle misurazioni qualitative sulle onde Doppler ottenute come sopra. La forma d’onda viene ritracciata nel suo profilo in modalità automatica o manuale e un software interno esprime tale profilo matematicamente con dei rapporti di velocità detti “indici velocimetrici” (PI o Pulsatility Index, RI o Resistance Index e S/D o Systole/Diastole). Praticamente questi indici qualitativi sono una conferma matematica di una morfologia normale o patologica dell’onda, già valutata ad occhio dall’operatore esperto.

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