La Balbuzie: che cos’è e come curarla.

Scritto il 29 giugno 2016 nella Categoria Open Day

1. La balbuzie è un disturbo del linguaggio periferico funzionale.

2. La sua insorgenza viene, generalmente, fissata tra i tre e i cinque anni, quindi dopo la fase di

acquisizione del linguaggio.

3. La sua presenza è discontinua, e legata a situazioni di maggior emotività.

4. La sua incidenza è prevalentemente sulla popolazione maschile.

5. L’incidenza sull’intera popolaziome è calcolata attorno all’1%.

6. Viene considerata un disturbo della personalità. Coinvolge la sfera dell’affettività e della

socializzazione.

7. E’ generalmente errato ritenere, come spesso si dice, che “con lo sviluppo passerà”. Anzi, la

percezione del sintomo da parte del bambino, e la conseguente presa di coscienza, contribuiscono

alla sua fissazione, determinando nel soggetto comportamenti difensivi, comunque non spontanei,

nei confronti del linguaggio: chiusure, evitamenti ecc., tutte tecniche che, con il passare degli anni,

possono acquisire “raffinatezze” sempre maggiori.

8. Il tutto trova facile “esca” in una personalità introversa, la cui aggressività viene generalmente

agita nella propria interiorità, spesso sotto forma di ansia.

9. Le modalità di manifestazione della balbuzie sono svariate. E:

1. L’intensità del fenomeno non sempre determina, oppure impedisce, le possibilità di

guarigione. In funzione terapeutica, molto più incisivo, e parametrico, è l’atteggiamento che

il soggetto ha nei confronti del problema.

2. La modalità terapeutica va ovviamente divisa per fasce d’età: bambini, adolescenti, adulti.

Non può esservi un modello stereotipato di terapia: al contrario, la cura della balbuzie

dovrà svolgersi in sedute individuali. Perché al centro di questo percorso terapeutico c’è la

personalità del parlante e non la sua balbuzie. A partire, quindi, da un pensiero teorico sulla

balbuzie, si sviluppa di volta in volta, e caso per caso, un percorso terapeutico ben preciso,

ma anche unico ed irripetibile. Non protocollabile, quindi. Perché unica ed irripetibile è

l’individualità di ciascuno di noi.

Il racconto di un caso clinico sarà molto utile per fornire indicazioni su come muoversi quando il

problema balbuzie si presenta all’interno della propria famiglia o delle proprie conoscenze. In

questo primo articolo verranno presentati alcuni tratti essenziali della balbuzie. Per proseguire, poi,

con la presentazione di un caso.

Per prima cosa, però, e al di qua di una presentazione scientifica del problema, voglio parlare della

balbuzie, così come si presenta nell’”immaginario collettivo”: un disturbo del linguaggio non

rilevante; suscita ilarità; spesso si presta come argomento per barzellette (Walter Chiari, per

esempio, con i Fratelli De Rege); in una classe scolastica c’è sempre chi ride se sente il compagno

che balbetta; negli uffici può suscitare l’impazienza degli impiegati, e così via dicendo. E’ pensiero

diffuso che la balbuzie non costituisca un problema. Quindi, spesso questi sono “dileggi” bonari:

non c’è malvagità, ma solo non-conoscenza del problema. Considero Walter Chiari un grande

artista: ma le sue barzellette o i suoi personaggi, impregnati di balbuzie, rispondevano solo a

stereotipi della comicità. Una attenzione sociale e una sensibilità maggiori, quale la nostra

contemporaneità ha fatto nascere e crescere, impedirebbero oggi un tale uso della comicità. Perché,

in realtà, il problema balbuzie è generalmente vissuto, da chi se lo deve gestire, con molta ansia e

pesantezza. E’ fonte di angoscia costante, che si accentua, anche molto in alcuni casi, durante le

“prestazioni” comunicative. Occupa un posto centrale, e fino a diventare anche problema

polarizzato e condizionante, nel vissuto della Persona balbuziente, e soprattutto nella sua

percezione. Può diventare anche autoescludente. Le relazioni sociali dell’individuo ne risentono,

comunque, parecchio. Ma, a fianco di tutto questo, mi preme anche aggiungere, qua, un breve

elenco, parziale, di personaggi famosi, la cui balbuzie non li ha esclusi dal successo (per motivi

diversi raggiunto), nonché dal loro continuo parlare in pubblico: Mosè (v. Esodo), Demostene,

Maryilin Monroe, Alessandro Manzoni, Winston Churchill, Renzo De Felice, Nanny Loi, Morando

Morandini… E alcuni Attori.

argomento da sempre oggetto di un gran discutere: in effetti si può parlare solo di ipotesi, e non di

teorie dimostrabili. Che si dividono, a seconda delle discipline: organicistiche, psicologiche,

neurologiche. Fino alla prima metà del ‘900, le più accreditate erano le organicistiche. A partire

dagli anni ’50, hanno prevalso le tesi di una genesi psicologica della balbuzie. La quale a sua volta,

viene spiegata in modo diverso a seconda delle Scuole di appartenenza: psicodinamica, gestalt,

behaviourismo, ecc. Negli ultimi anni, sono sorte ricerche che danno maggior spazio a una

interpretazione neurologica della balbuzie. Non mi dilungo nella presentazione di queste teorie:

temo non sia troppo interessante in questa sede. Mi riservo, comunque, di parlarne se il nostro

pubblico lo richiederà. Da Psicologo, mio pensiero è che la balbuzie abbia cause psicologiche,

manifestazioni fonetiche. La sua comparsa nel bambino avviene dopo la fase di totale acquisizione

del linguaggio. Perché, per vari motivi, ha problematizzato, inconsapevolmente, il proprio rapporto

con la comunicazione.

Termino questo primo articolo sulla balbuzie parlando delle sue possibili cause,

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